ROMA EBRAICA: IL GHETTO

Sinagoga – Portico d’Ottavia – Piazza Mattei con Fontana delle tartarughe – Palazzo Mattei di Giove – Palazzo Cenci – Isola Tiberina – Foro Boario (Santa Maria in Cosmedin e Bocca della verità)

La nascita del Ghetto

Quella presente a Roma è la più antica Comunità ebraica del mondo occidentale e registra una presenza ininterrotta da oltre 2000 anni. Sotto l’Impero romano e per tutto il Medioevo gli ebrei prosperarono e furono sempre una presenza rilevante a Roma, finché papa Paolo IV Carafa  nel 1555 non decise di segregarli nel ghetto, dove rimasero fino al 1870. Ciononostante in questo arco di tempo la popolazione ebraica crebbe notevolmente: da 1750 a 5.000 persone. Migliaia di persone furono rinchiuse in meno di un ettaro in una zona malsana, soggetta alle continue inondazioni del Tevere: ad ogni piena l’acqua arrivava fino al terzo piano delle abitazioni. Il Ghetto, la cui area fu ampliata a più riprese nel corso dei secoli è stato soggetto a massicce demolizioni alla fine del 1800 che hanno determinato un carattere disorganico del quartiere. Il 16 ottobre 1943 il Ghetto subì il feroce rastrellamento di 1022 esponenti della comunità ebraica, poi deportati ad Auschwitz; gran parte non fece mai ritorno.

L’incontro di epoche, genti e religioni

Oggi i vicoli e gli edifici del Ghetto sono espressione delle trasformazioni incessanti del tessuto urbano e sociale: essi raccontano la storia tormentata di un’esclusione divenuta convivenza. Dalla Sinagoga (opera di Vincenzo Costa e Osvaldo Armanni, 1899-1904) nelle cui linee si fondono stile Liberty e suggestioni assiro-babilonesi, ci si addentra nel cuore del quartiere per arrivare al Portico d’Ottavia, edificio di età augustea in parte trasformato nel Medioevo nella Chiesa di Sant’Angelo in Peschiera. In quest’area, infatti, in età medievale aveva luogo il mercato del pesce. Percorrendo il vicolo della Reginella che offre un’immagine del ghetto più antico si arriva a Piazza Mattei in cui domina una delle fontane più eleganti di Roma, quella delle Tartarughe (1581-1584), disegnata da Giacomo della Porta. Su via de’ Funari (così detta per l’antica presenza di fabbricanti di funi) si affaccia la bella chiesa rinascimentale di Santa Caterina dei Funari e Palazzo Mattei di Giove (Maderno 1598-1611), uno degli edifici più interessanti del rione per eleganza e ricchezza dell’apparato decorativo.  Ridiscendendo verso il fiume si costeggia Palazzo Cenci (Monte de’ Cenci, 17) che si imposta sulle rovine dell’antico Circo Flaminio. L’edificio in età medievale era noto come il “Campus Judaeorum”, ovvero il Campo dei Giudei, in quanto accoglieva molti ebrei che qui si erano trasferiti da Trastevere in seguito all’incendio che nel XIII secolo aveva distrutto l’antica Sinagoga. Ben poco resta del palazzo medievale, quello attuale risale piuttosto al XVI secolo; esso era di proprietà della famiglia di Beatrice Cenci che uccise il padre, esasperata dagli abusi e dalle violenza a cui questi la sottoponeva e fu condannata a morte e decapitata insieme agli altri autori del delitto nel 1599.

L’isola Tiberina

Costeggiando il Tevere, si arriva all’Isola Tiberina attraverso il ponte Fabricio, denominato “pons Judaeorum”; esso era molto frequentato dagli ebrei in quanto collegava il Campo Marzio con Trastevere dove erano in antico le principali sinagoghe. Vale la pena di ricordare  che gli antichi statuti prevedevano la sepoltura dei morti della comunità ebraica nei pressi di San Francesco a Ripa. L’Isola Tiberina ha sempre registrato una forte presenza ebraica, qui, infatti, aveva sede l’ospedale Israelitico. Da vedere la torre della Pulzella, così detta per via di una testa di marmo inserita nella muratura, dove Matilde di Canossa  trovò rifugio più volte dalle truppe di Enrico IV.

Il nostro itinerario prosegue verso il foro Boario, l’antico mercato del bestiame, dove, all’interno del portico della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin è la celebre Bocca della Verità: come noto se un bugiardo mette la mano nel grande medaglione di marmo, questo la divorerà.

 

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